We are young, aren't we?

“Si sta meglio quando si vive di illusioni.. perché la verità fa male”
— sorridosenzaesserefelice (via sorridosenzaesserefelice)
“Ora, ad esempio mi sento un gran vuoto dentro. Uno di quelli grossi, che pur di riempirlo ci metteresti dentro qualsiasi cosa, qualsiasi persona. E invece no. Ogni vuoto va riempito con quello che manca, con quello che ci sta bene. Una casella di un cruciverba, se vuota, non puoi riempirla con un numero. Voglio dire, potresti, non sembrerebbe più vuota, ma sarebbe riempita nel modo sbagliato. E non funzionerebbe. Conta il contenuto con cui si riempiono i vuoti, non come sembrano “pieni”. Se sbagli il contenuto quel vuoto non è che passa, anzi, sembra un vuoto ancora più pesante perché riempito nel modo sbagliato. E allora preferisco spendere tempo a cercare qualcuno che entri in quel vuoto alla perfezione piuttosto che infilarci dentro qualsiasi cosa, qualsiasi persona e passare poi il tempo a scastrarla perché non ci va bene.”
— G. Villanucci (via shabili)
“Prima di venire qui, per molto tempo ho pensato che la via d’uscita dal labirinto fosse fingere che non esistesse, costruirmi un piccolo mondo autosufficiente in qualche remoto anfratto di quell’infinito dedalo, e immaginare che non mi ero smarrito, no, ero a casa mia. Ma il risultato era solo un triste isolamento, dove per unica compagnia avevo le ultime parole di gente morta prima di me.
Così sono venuto qui a cercare un Grande Forse, degli amici veri, e una vita un po’ più da grande. E poi io ho fatto una cazzata, e il Colonnello ha fatto una cazzata e Takumi ha fatto una cazzata, e lei ci è scivolata fra le dita. È inutile indorare la pillola: meritava amici migliori.
Anche lei, tanti anni prima, aveva combinato un disastro. Era solo una bambina, paralizzata dal terrore, ed è precipitata in un enigma, che era lei stessa. Avrei potuto fare la stessa cosa, ma attraverso di lei ho visto cosa c’è in fondo a quel precipizio. Per questo credo ancora nel Grande Forse, e posso ancora crederci, anche se ho perduto lei.
Perché la dimenticherò, sì. Tutto ciò che si crea è destinato a distruggersi, con impercettibile lentezza, e io dimenticherò, ma lei mi perdonerà di averla dimenticata, così come io perdono lei per aver dimenticato me e il Colonnello e chiunque tranne se stessa e sua madre, negli ultimi momenti che ha vissuto come persona. Ora so che mi perdona per essere stato stupido, pauroso, per aver fatto ciò che fanno gli stupidi e i paurosi. So che mi perdona, come sua madre perdona lei. Come faccio a saperlo? Ecco.
All’inizio pensavo che fosse morta e basta.
Buio, nient’altro. Nient’altro che un corpo mangiucchiato dai vermi. Ho pensato molto a lei in questa forma, come pasto per altri esseri. Di ciò che era lei - occhi verdi, sorriso appena accennato, le dolci curve delle sue gambe - presto non sarebbe rimasto nulla, a parte le ossa che non avevo mai visto. Pensavo al lento processo che trasforma un corpo in ossa, e poi in fossile, e poi in carbone che, fra milioni di anni, gli uomini del futuro verranno a scavare, e a come lei scalderà le loro case, per diventare un filo di fumo che sale da un comignolo e offusca l’atmosfera. E penso ancora, a volte, che forse l’aldilà è solo un concetto che ci siamo inventati per accettare meglio il dolore di una perdita, per renderci meno insopportabile la permanenza nel labirinto. Forse lei era soltanto materia, e la materia viene riciclata.
Ma da qualche tempo non credo più che lei fosse soltanto materia. Anche il resto di lei dev’essere riciclato. Ora, io credo che noi siamo qualcosa di più della somma delle nostre parti. Se prendiamo il codice genetico di Alaska, e ci aggiungiamo le sue esperienze, i rapporti che ha avuto con gli altri, la forma e le dimensioni del suo corpo, non otteniamo Alaska. C’è dell’altro, qualcosa di completamente altro. C’è una parte di lei più grande della somma delle parti di lei che conosciamo. E quella parte dev’essere in qualche posto, perché non si può distruggere.
Nessuno potrà mai accusarmi di essere un patito di scienze, ma dalle lezioni di scienze ho imparato una cosa: l’energia non si crea e non si distrugge.
E se Alaska avesse ripreso in mano la sua vita, questa è la speranza che avrei voluto darle. Dimenticare sua madre, deludere sua madre, i suoi amici e se stessa… sono cose bruttissime, ma non c’era bisogno di ripiegarsi su se stessa e autodistruggersi. Alle brutture si può sopravvivere, perché noi siamo indistruttibili nella misura in cui crediamo di esserlo. Quando gli adulti, con lo stupido sorriso di chi crede di saperla lunga, dicono: “I giovani si credono invincibili” non sanno quanto hanno ragione. La disperazione non fa per noi, perché niente può ferirci irreparabilmente. Ci crediamo invincibili perché lo siamo. Non possiamo nascere, e non possiamo morire. Come l’energia, possiamo solo cambiare forma, dimensioni, manifestazioni. Gli adulti, invecchiando, lo dimenticano. Hanno una gran paura di perdere, di fallire. Ma quella parte di noi che è più grande della somma delle nostre parti non ha un inizio e non ha una fine, e dunque non può fallire.
Perciò io so che mi perdona, come io perdono lei. Le ultime parole di Thomas Edison furono: “Com’è bello, laggiù.” Non so dove sia quel laggiù, ma io credo che da qualche parte esista e spero che sia bello.”
— Cercando Alaska (via adreamsrequiem)
“La strana intimità di due rotaie. La certezza di non incontrarsi mai. L’ostinazione con cui continuano a corrersi di fianco”
Alessandro Baricco  (via nonsorridermipiutiprego)

(Source: ostacolidiunossimoro, via undisastropersempre)

kalliophe:

"Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice "molti uomini hanno vita di quieta disperazione", non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno! "
L’attimo fuggente. 

Solo cosi saremo liberi.. liberi.

♥

kalliophe:

"Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice "molti uomini hanno vita di quieta disperazione", non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno! "
L’attimo fuggente.

Solo cosi saremo liberi.. liberi.

“La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore, ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata.”
— William Shakespeare (via captainwolfff)
sam-sarai:

08/03/2014  
La più bella conversazione sulle donne che io abbia mai fatto, l’ho avuta l’8 Marzo 2014, con un uomo.
Ritrovarsi a parlare di donne con un uomo capita spesso, ma non così.
Non così per tanti motivi,
primo fra i tanti perché un uomo così, non è frequente incontrarlo. Poi certo, anche una donna così non è facile incontrarla. Inoltre due menti che si intendono così, ancora meno.
Fatto sta che ci siamo ritrovati a parlare del gentil sesso, davanti ad una buona birra, per un paio d’ore.
Perché ancora, nel 2014, il sesso femminile non è assolutamente al pari di quello maschile. Non è visto allo stesso modo: dalla società, dagli uomini e dalle donne stesse.
Non sto parlando di superiorità o inferiorità, ma parità. La parità nel poter camminare per strada senza aver paura di essere importunate (con questo intendo anche semplicemente una parola, un fischio o uno sguardo troppo invasivo); a portare dei pantaloni un po’ aderenti sul sedere, bello o meno che sia, senza che ci cadano tutti gli occhi addosso; a parlare senza che gli altri pensino “si, ma se è bella non può essere anche intelligente”; a sentire dei complimenti per la propria intelligenza, prima che per la propria bellezza. Potrei continuare per ore ed ore.
Ma da dove parte il problema? Potremmo cominciare dalla scrittura della Bibbia, ma non è questo il luogo adatto, né tantomeno la mia intenzione.
Sicuramente la cultura, la società e i media (si, anch’essi) hanno fatto del loro in questo processo svalutante del “secondo sesso”.
Da sempre la donna è stata il sesso debole, in opposizione al sesso forte. Di qui, come è facile comprendere, una serie di discriminazioni in ogni campo della vita. La cosa più subdola di tutto questo è che le discriminazioni di cui parlo, sono sempre velate e latenti, non manifeste, quasi inconsce e pienamente inserite nel dna della nostra società. La donna è impura per natura, peccatrice per amore e subdola per necessità. Questo è.
Tanto che le donne che subiscono violenza non riescono neanche a parlare, perché prima che vittime, si sentono colpevoli. Colpevoli di aver indossato una gonna troppo corta, colpevoli per aver rivolto il proprio interesse verso l’errore, colpevoli per non essersi accorte delle intenzioni dell’altro.
Ma se tutto questo è davvero insito nel più profondo patrimonio genetico della società in cui viviamo, come è possibile cambiare qualcosa?
Partendo dalle donne, per le donne.
Perché se il tacco 13 mi comporta problemi alle lombari e un dolore atroce ai piedi, mi metterò un paio di all star e sarò lo stesso.
Perché se un uomo mi fischia dietro come a un cane, starà a me ad ignorarlo.
Perché se il mio seno non è abbastanza grande da soddisfare le voglie dell’uomo medio, non sarà questo ad inficiare la mia femminilità.
Perchèése voglio, posso.
Grazie a tutte le donne, per essere tali.
E grazie al mio uomo, perché almeno tu, nell’universo.

sam-sarai:

08/03/2014

La più bella conversazione sulle donne che io abbia mai fatto, l’ho avuta l’8 Marzo 2014, con un uomo.

Ritrovarsi a parlare di donne con un uomo capita spesso, ma non così.

Non così per tanti motivi,

primo fra i tanti perché un uomo così, non è frequente incontrarlo. Poi certo, anche una donna così non è facile incontrarla. Inoltre due menti che si intendono così, ancora meno.

Fatto sta che ci siamo ritrovati a parlare del gentil sesso, davanti ad una buona birra, per un paio d’ore.

Perché ancora, nel 2014, il sesso femminile non è assolutamente al pari di quello maschile. Non è visto allo stesso modo: dalla società, dagli uomini e dalle donne stesse.

Non sto parlando di superiorità o inferiorità, ma parità. La parità nel poter camminare per strada senza aver paura di essere importunate (con questo intendo anche semplicemente una parola, un fischio o uno sguardo troppo invasivo); a portare dei pantaloni un po’ aderenti sul sedere, bello o meno che sia, senza che ci cadano tutti gli occhi addosso; a parlare senza che gli altri pensino “si, ma se è bella non può essere anche intelligente”; a sentire dei complimenti per la propria intelligenza, prima che per la propria bellezza. Potrei continuare per ore ed ore.

Ma da dove parte il problema? Potremmo cominciare dalla scrittura della Bibbia, ma non è questo il luogo adatto, né tantomeno la mia intenzione.

Sicuramente la cultura, la società e i media (si, anch’essi) hanno fatto del loro in questo processo svalutante del “secondo sesso”.

Da sempre la donna è stata il sesso debole, in opposizione al sesso forte. Di qui, come è facile comprendere, una serie di discriminazioni in ogni campo della vita. La cosa più subdola di tutto questo è che le discriminazioni di cui parlo, sono sempre velate e latenti, non manifeste, quasi inconsce e pienamente inserite nel dna della nostra società. La donna è impura per natura, peccatrice per amore e subdola per necessità. Questo è.

Tanto che le donne che subiscono violenza non riescono neanche a parlare, perché prima che vittime, si sentono colpevoli. Colpevoli di aver indossato una gonna troppo corta, colpevoli per aver rivolto il proprio interesse verso l’errore, colpevoli per non essersi accorte delle intenzioni dell’altro.

Ma se tutto questo è davvero insito nel più profondo patrimonio genetico della società in cui viviamo, come è possibile cambiare qualcosa?

Partendo dalle donne, per le donne.

Perché se il tacco 13 mi comporta problemi alle lombari e un dolore atroce ai piedi, mi metterò un paio di all star e sarò lo stesso.

Perché se un uomo mi fischia dietro come a un cane, starà a me ad ignorarlo.

Perché se il mio seno non è abbastanza grande da soddisfare le voglie dell’uomo medio, non sarà questo ad inficiare la mia femminilità.

Perchèése voglio, posso.

Grazie a tutte le donne, per essere tali.

E grazie al mio uomo, perché almeno tu, nell’universo.

lunariflessiva:

#Poesia dell’ 8 #Marzo. Contro la #televisione che insegna che le #donne sono solo #bambole #sessuali degli #uomini, fatte per essere #picchiate e #struprate

Mimose? No! Lasciale sull’albero le mimose. Sono altre le cose che desidero, io assieme a tutte le donne della terra.Cerco giorni di luce e di libertà per una nuova esistenza, per spezzare tutte le catene che da mille e mille secoli mi hanno fatto schiava.Cerco spazi di cielo per dare vita ai miei pensieri, ai miei sogni, alle mie speranze. Non voglio né carità né concessioni.Il posto che mi spetta me lo conquisto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, con le mie forze e le mie qualità. Sappilo: ho tutti i requisiti per riuscirci, e bene!Non sono più disposta ad essere bambolina e mercanzia che ciascun uomo può comprarsi come vuole. Cerco un confronto onesto e serio per vedermi riconosciuti, finalmente, gli stessi diritti che hai tu!Non voglio né fiori, né menzogne, né inganni. Voglio che a nessun uomo sia più permesso di soffocare il mio coraggio, i miei sogni e la mia determinazione di vedermi padrona assoluta della mia vita.Mimose? Lasciale sull’albero le mimose e, soprattutto, non confondere l’amore con il possesso.Ricordati che “amare” vuole dire innanzitutto “dare”. Mettiti al mio fianco e fa sì che ogni giorno, tutti i giorni dell’anno, sia la mia festa.Non ho bisogno di mimose, né di chiacchiere, né del fumo di falsi e ingannevoli complimenti. Voglio rispetto, amore, dignità, giustizia.Questo è l’8 marzo, per me e per tutte le donne del mondo.(Raffaele Pisani)

lunariflessiva:

#Poesia dell’ 8 #Marzo. Contro la #televisione che insegna che le #donne sono solo #bambole #sessuali degli #uomini, fatte per essere #picchiate e #struprate

Mimose? No! Lasciale sull’albero le mimose. Sono altre le cose che desidero, io assieme a tutte le donne della terra.
Cerco giorni di luce e di libertà per una nuova esistenza, per spezzare tutte le catene che da mille e mille secoli mi hanno fatto schiava.
Cerco spazi di cielo per dare vita ai miei pensieri, ai miei sogni, alle mie speranze. Non voglio né carità né concessioni.
Il posto che mi spetta me lo conquisto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, con le mie forze e le mie qualità. Sappilo: ho tutti i requisiti per riuscirci, e bene!
Non sono più disposta ad essere bambolina e mercanzia che ciascun uomo può comprarsi come vuole. Cerco un confronto onesto e serio per vedermi riconosciuti, finalmente, gli stessi diritti che hai tu!
Non voglio né fiori, né menzogne, né inganni. Voglio che a nessun uomo sia più permesso di soffocare il mio coraggio, i miei sogni e la mia determinazione di vedermi padrona assoluta della mia vita.
Mimose? Lasciale sull’albero le mimose e, soprattutto, non confondere l’amore con il possesso.
Ricordati che “amare” vuole dire innanzitutto “dare”. Mettiti al mio fianco e fa sì che ogni giorno, tutti i giorni dell’anno, sia la mia festa.
Non ho bisogno di mimose, né di chiacchiere, né del fumo di falsi e ingannevoli complimenti. Voglio rispetto, amore, dignità, giustizia.
Questo è l’8 marzo, per me e per tutte le donne del mondo.

(Raffaele Pisani)


Happy 46th Birthday, Kurt Cobain.Rest In Peace.February 20, 1967 – April 5, 1994


♥♥♥♥♥

Happy 46th Birthday, Kurt Cobain.
Rest In Peace.
February 20, 1967 – April 5, 1994

♥♥♥♥♥

(via criticofhumanity)

Audrey Hepburn ♥ ♡

Audrey Hepburn ♥ ♡

(Source: california-luxe, via psychodelicy)

“C’è un motivo per cui ho detto che sarei stata bene da sola.
Non era perché pensavo che sarei stata bene da sola. Lo era perché pensavo che se avessi amato qualcuno, e poi fosse finita avrei potuto non farcela… è più facile stare da soli perché si impara di aver bisogno d’amore… per poi restarne senza. Cosa succede se ti piace… e ti appoggi ad esso? Cosa succede se plasmi la tua vita in base a quello… e poi… cade a pezzi? Puoi sopravvivere a questo tipo di dolore? Perdere l’amore è come un organo danneggiato. È come morire. L’unica differenza è che… la morte finisce lì. Mentre così… potrebbe durare per sempre.”
— Grey’s Anatomy (via menothingelse)

(Source: iamnothingbutmyself)

“E non è strano che Febbraio, sia il mese dell’amore e il mese delle maschere?”
— (via illibrochenessunocomprende)